STELLANTIS, 2,4 MILIARDI DI RISPARMI NEL 2026. LA COMPETITIVITÀ NON PUÒ PASSARE SOLO DAI TAGLI
«IL PIANO FASTLANE 2030 PUNTA A 6 MILIARDI DI EURO DI RISPARMI ENTRO IL 2028. RIDURRE GLI SPRECHI È NECESSARIO, MA LA SVOLTA INDUSTRIALE RICHIEDE INVESTIMENTI, OCCUPAZIONE E CONDIZIONI DI LAVORO SOSTENIBILI».
Stellantis vuole correre, e questa volta la corsa non riguarda soltanto nuovi modelli, mercati o tecnologie, riguarda soprattutto i costi.
Il nuovo piano FaSTLane 2030 mette sul tavolo un obiettivo molto ambizioso:
2,4 miliardi di euro di risparmi già nel 2026 e 6 miliardi entro il 2028, attraverso interventi su acquisti, produzione, logistica e organizzazione industriale.
Non può di certo considerarsi un errore l'obiettivo di recuperare efficienza e competitività, un grande gruppo automobilistico deve essere capace di produrre con qualità e continuità, eliminando le inefficienze,
deve essere sopratutto in grado di utilizzare in maniera più efficace gli impianti e ridurre gli sprechi.
Ma è proprio qui che si apre la questione che interessa maggiormente chi lavora negli stabilimenti Stellantis,
che cosa significa, concretamente, ridurre i costi?
Perché esiste una differenza enorme tra tagliare gli sprechi e tagliare il lavoro.
RISPARMIARE SÌ, MA SENZA SCARICARE IL CONTO SUI LAVORATORI
Intervenire sugli acquisti, ottimizzare la logistica, migliorare i processi produttivi, ridurre i tempi improduttivi e rendere più efficiente l'utilizzo degli impianti può essere una strada necessaria,
ma la competitività non può essere perseguita attraverso una semplice equazione:
Meno persone sulle linee, meno costi.
Se la riduzione dell'organico dovesse tradursi in un aumento dei carichi di lavoro per chi rimane, in ritmi più elevati, maggiore pressione produttiva o peggioramento delle condizioni di lavoro,
allora il risparmio avrebbe un costo che non compare nei bilanci, e quel costo lo pagherebbero i lavoratori.
La stessa cosa vale per salute e sicurezza:
La sicurezza non può diventare una voce sulla quale risparmiare,
ogni intervento organizzativo deve essere valutato anche attraverso le conseguenze che produce sulle persone che lavorano quotidianamente sulle linee, negli impianti, nella logistica e nella manutenzione.
Una fabbrica più efficiente non è una fabbrica nella quale si chiede semplicemente di produrre di più con meno lavoratori.
È una fabbrica nella quale tecnologia, organizzazione, formazione e investimenti permettono di produrre meglio e lavorare meglio.
IL RISCHIO È CONFONDERE EFFICIENZA CON RIDIMENSIONAMENTO
Il piano parla di migliaia di iniziative per recuperare efficienza, è un approccio che, almeno nelle intenzioni, può essere condivisibile.
Ma proprio perché gli interventi saranno numerosi, sarà importante capire dove verranno realizzati i risparmi.
Se si interviene sui processi, sulla progettazione dei componenti, sulla logistica e sull'organizzazione degli stabilimenti, si può generare efficienza senza necessariamente ridurre l'occupazione,
se invece la strada principale diventa quella della riduzione degli organici, il rischio è completamente diverso.
Un'azienda automobilistica non costruisce il proprio futuro impoverendo progressivamente la propria capacità produttiva e professionale,
le competenze sono un patrimonio industriale.
Perdere lavoratori significa, in molti casi, perdere esperienza, professionalità e capacità produttiva, e in un settore come l'automotive, attraversato
da una trasformazione tecnologica profonda, questo sarebbe un controsenso.
NESSUNO STABILIMENTO DEVE DIVENTARE UNA VOCE DA TAGLIARE
C'è poi un altro punto che non può essere ignorato.
La ricerca del risparmio non deve trasformarsi nella ricerca degli stabilimenti da chiudere, ridimensionare o rendere progressivamente marginali.
La riduzione dei costi non può diventare una politica di disimpegno industriale:
Uno stabilimento non è soltanto un costo di cui disfarsi in nome dell'efficienza, è una comunità produttiva, un insieme di competenze,
una rete di fornitori, lavoratori, famiglie e territori.
Ed è proprio per questo che la competitività di Stellantis deve essere costruita attraverso un progetto industriale capace di garantire futuro agli impianti,
non semplicemente attraverso una riduzione della loro capacità.
IL CASO CASSINO RESTA UNA QUESTIONE APERTA
In questo quadro, il cassinate rappresenta inevitabilmente uno dei territori sui quali guardare con maggiore attenzione.
La crisi dello stabilimento di Cassino ha già dimostrato cosa significa lavorare per lunghi periodi con livelli produttivi insufficienti e con una forte incertezza sulle prospettive.
Per questo, davanti a un piano che punta a miliardi di risparmi, la domanda del territorio è semplice:
Quale sarà il posto di Cassino nella strategia industriale di Stellantis?
Non basta sapere quanto il gruppo vuole risparmiare. Occorre sapere dove intende investire, quali prodotti vuole produrre, quali volumi prevede e quale ruolo assegnerà
ai suoi stabilimenti, perché un piano di riduzione dei costi senza un altrettanto chiaro piano di sviluppo rischia di essere soltanto una cura dimagrante e,
un'azienda automobilistica non può pensare di affrontare la trasformazione del settore attraverso il ridimensionamento.
IL VERO RISPARMIO È PRODURRE MEGLIO
Stellantis ha bisogno di tornare competitiva, su questo non ci sono dubbi.
La competitività industriale non può essere misurata esclusivamente attraverso i miliardi risparmiati, bisogna misurare anche quanti investimenti vengono realizzati,
quanti nuovi modelli arrivano negli stabilimenti, quanta occupazione viene salvaguardata, quante competenze vengono valorizzate e quanto migliorano le condizioni di lavoro.
Questi sono indicatori altrettanto importanti, risparmiare eliminando sprechi è una cosa, invece risparmiare riducendo il personale peggiorando le condizioni di lavoro è ancora un'altra.
Oltretutto risparmiare chiudendo o ridimensionando stabilimenti significa trasferire il costo della competitività sui territori, già provati dalla crisi che avvolge ormai da anni il comparto dell'automotive,
non è questa la strada che dovrebbe percorrere una grande industria.
LA SFIDA È COSTRUIRE UNA STELLANTIS PIÙ FORTE, NON SEMPLICEMENTE PIÙ LEGGERA
Il piano FaSTLane 2030 dovrà essere giudicato anche da questo.
Se i 2,4 miliardi del 2026 e i 6 miliardi previsti entro il 2028 serviranno a liberare risorse per nuovi prodotti, tecnologie, ricerca, formazione e investimenti industriali, allora potranno rappresentare uno strumento per rafforzare il gruppo.
Se invece la riduzione dei costi dovesse tradursi soprattutto in tagli occupazionali, chiusure, aumento dei carichi di lavoro e compressione delle condizioni di sicurezza, allora il problema sarebbe diverso, perché una fabbrica può diventare più efficiente senza diventare più fragile, e un lavoratore non può essere considerato un costo da ridurre quando si parla di competitività, è parte della competitività stessa!
La vera sfida per Stellantis non è soltanto risparmiare 2,4 miliardi, è dimostrare che quei risparmi possono diventare investimenti, prodotti, lavoro e futuro, questo è il terreno sul quale il nuovo corso di Antonio Filosa dovrà essere misurato.
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