CISL LAZIO, DALLA REGIONE PRIME RISPOSTE ALLE PROPOSTE, MA SUL CASSINATE SERVE UNA POLITICA INDUSTRIALE ALL'ALTEZZA
«I RISULTATI OTTENUTI DALLA CISL E DA COPPOTELLI SONO IMPORTANTI, MA SUL CASSINATE SERVE UNA STRATEGIA INDUSTRIALE SERIA: STELLANTIS, DIVERSIFICAZIONE, OCCUPAZIONE E NUOVI INVESTIMENTI, PERCHÉ IL TERRITORIO NON PUÒ ESSERE IDENTIFICATO SOLO CON DISCARICHE, IMPIANTI DI TRATTAMENTO E TERMOVALORIZZATORE».
Ci sono risultati che meritano di essere riconosciuti.
Quelli ottenuti dalla Cisl Lazio attraverso il confronto con la regione rappresentano un segnale importante;
Quando il sindacato porta proposte concrete ai tavoli istituzionali, il confronto può produrre risultati.
Le 13 proposte presentate dalla Cisl regionale hanno toccato alcuni nodi strategici dello sviluppo del Lazio e, come sottolineato dal segretario generale Enrico Coppotelli, su diversi fronti sono arrivate prime risposte:
Dalla partecipazione dei lavoratori al percorso per la reinternalizzazione del cup, dalla legge sull'osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria fino alla programmazione della stazione TAV del basso Lazio.
Sono risultati che vanno valorizzati, perché dimostrano che il confronto tra istituzioni e parti sociali può trasformarsi in atti concreti. La stessa Cisl ha indicato nella partecipazione dei lavoratori uno strumento per accompagnare l'innovazione dei processi e dell'organizzazione del lavoro, mentre sul cup ha posto il tema della qualità del servizio pubblico e della stabilità occupazionale.
Anche la questione della desertificazione bancaria merita attenzione:
La chiusura degli sportelli colpisce soprattutto i territori più fragili e rischia di allontanare ulteriormente cittadini e imprese dai servizi essenziali.
E poi c'è la TAV del basso Lazio, inserita nella programmazione di RFI, un'infrastruttura che, se accompagnata da una strategia complessiva, può contribuire a migliorare la mobilità e l'attrattività economica di un territorio che ha bisogno di collegamenti moderni per competere.
Fin qui, dunque, le ragioni per guardare positivamente al lavoro svolto dalla Cisl Lazio ci sono.
Ma proprio perché il confronto istituzionale sembra produrre risultati, è necessario alzare il livello della discussione quando si arriva al cuore della crisi industriale del territorio, qui il pensiero non può che andare al cassinate.
STELLANTIS NON È SOLO UNA VERTENZA AZIENDALE
La crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano non può essere considerata una questione interna a una singola azienda. Il destino di quello stabilimento riguarda una filiera, migliaia di lavoratori, imprese dell'indotto, servizi, commercio e, più in generale, l'economia di un'area che per decenni ha costruito una parte importante della propria identità produttiva attorno all'automotive. La stessa Cisl Lazio, nelle sue proposte, ha indicato il rifinanziamento della Legge regionale 46 come uno degli strumenti per sostenere le aree interessate dalla crisi di Stellantis e dell'indotto, parlando di qualificazione del tessuto produttivo e valorizzazione delle potenzialità territoriali. È un punto fondamentale, perché il problema del cassinate non si risolve semplicemente aspettando che Stellantis annunci un nuovo modello serve una politica industriale vera, capace di utilizzare le risorse disponibili per attrarre nuove imprese, rafforzare quelle esistenti, sostenere la componentistica, sviluppare nuove competenze e accompagnare la trasformazione tecnologica.
IL CASSINATE HA BISOGNO DI DIVERSIFICAZIONE
L'automotive continuerà ad avere un ruolo centrale, ma proprio la crisi attuale dimostra quanto sia rischioso affidare il futuro di un intero territorio alla sorte di un unico grande polo industriale.
La diversificazione industriale non significa abbandonare Stellantis:
Vuol dire costruire intorno al grande stabilimento una rete produttiva più forte, moderna e articolata, capace di resistere alle trasformazioni del mercato.
Aerospazio, difesa, meccanica avanzata, componentistica, elettronica, energie e tecnologie per la transizione industriale, ricerca e innovazione possono rappresentare alcuni degli ambiti sui quali costruire una nuova strategia.
Non servono però soltanto elenchi di settori, occorrono investimenti, formazione, infrastrutture, aree industriali attrezzate, università e centri di ricerca collegati alle imprese, credito e soprattutto una regia pubblica capace di mettere insieme tutti questi elementi.
IL RISCHIO È CHE IL TERRITORIO VENGA CHIAMATO IN CAUSA SOPRATTUTTO QUANDO SERVE A GESTIRE LE EMERGENZE
Ed è proprio qui che la politica deve dare una risposta.
Il cassinate non può diventare un territorio ricordato quando c'è da affrontare una crisi occupazionale o quando occorre individuare spazi e infrastrutture per il ciclo dei rifiuti.
Oggi la provincia di Frosinone e l'area del cassinate sono al centro anche di importanti questioni legate alla gestione dei rifiuti:
Il piano regionale 2026-2031 prevede il ritorno operativo del sito di Roccasecca con il quinto bacino, il potenziamento del termovalorizzatore di San Vittore e interventi sulla SAF di Colfelice.
Non è il singolo impianto il problema che Free Words vuole porre, è la prospettiva.
Un territorio industriale come il cassinate non può essere percepito soltanto come un luogo dove collocare discariche, impianti di trattamento o infrastrutture legate alla gestione dei rifiuti,può e deve essere molto di più:
Deve essere un territorio dove produrre, innovare, formare e creare occupazione qualificata, un territorio nel quale la transizione industriale diventa occasione di sviluppo e non soltanto gestione della crisi.
LA POLITICA DEVE SCEGLIERE CHE TERRITORIO VUOLE COSTRUIRE
Il consiglio regionale del Lazio ha recentemente approvato all'unanimità un ordine del giorno dedicato alla crisi dello stabilimento di Piedimonte San Germano, con impegni sul rilancio produttivo, sulla tutela dell'occupazione e sul rafforzamento del comparto automotive, è un segnale positivo. Ma un ordine del giorno, da solo, non basta, servono tempi, risorse, responsabilità e obiettivi verificabili. La politica deve decidere se il cassinate debba continuare a vivere principalmente sulla difesa dell'esistente oppure se vuole costruire una nuova stagione industriale e, questa seconda strada, richiede una visione che vada oltre la singola vertenza.
DALLE PROPOSTE AI RISULTATI, MA SENZA DIMENTICARE CHI RISCHIA DI PIÙ
Per questo i risultati ottenuti dalla Cisl Lazio vanno considerati un punto di partenza, non un punto di arrivo. Coppotelli parla di un sindacato che vuole stare al tavolo, confrontarsi e verificare che gli impegni diventino fatti concreti. È una impostazione che può essere utile anche per il cassinate, perché proprio su questo territorio sarà necessario verificare quanto le parole sulla politica industriale riusciranno a trasformarsi in investimenti reali. La crisi di Stellantis ha già dimostrato che il tempo delle promesse generiche è finito, la produzione, l'occupazione e la filiera hanno bisogno di prospettive, soprattutto hanno bisogno di una politica che non si limiti a gestire le emergenze. Il Cassinate non chiede privilegi, chiede una strategia che guardi a Stellantis come punto di riferimentoma allo stesso tempo, alla diversificazione industriale, occupazione e innovazione, infrastrutture e formazione come aspetti che vadano a rafforzare l'economia di un territorio devastata dalla crisi dell'automotive. Il futuro del Cassinate deve tornare a essere una questione di politica industriale, e su questo terreno, il confronto tra regione, parti sociali e sistema produttivo dovrà necessariamente fare un salto di qualità. Free Words – Una voce libera, il lavoro al centro