FREE WORDS

Voce libera, il lavoro al centro.

La sfida della Fumarola(CISL): Salari, contratti e fisco, il lavoro al centro, ma l’Italia resta ferma.

Ludovico Zonfrilli — Free Words — 14 febbraio 2026

«Contrattazione aziendale, meno tasse sul lavoro e un nuovo patto produttivo. Le parole della segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola indicano una direzione condivisibile. Mentre il sindacato della CISL rilancia il confronto, il paese continua a perdere pezzi di industria, occupazione e prospettive».

L’idea di fondo è giusta: salari più alti, fisco più equo, un’alleanza tra imprese, lavoratori e governo per rilanciare il sistema produttivo. Daniela Fumarola rimette al centro la contrattazione aziendale e di filiera, il rafforzamento del potere d’acquisto e la necessità di superare rigidità europee che frenano investimenti e crescita. Un’impostazione che riconosce una verità semplice: senza lavoro stabile e ben pagato non c’è sviluppo. Ma oggi questa visione si scontra con una realtà molto più dura.

Le idee ci sono, l’industria no

Mentre si parla di patti sociali, il Paese assiste a una crisi industriale silenziosa: stabilimenti che rallentano o chiudono, filiere che si svuotano, territori lasciati soli. L’automotive è solo l’esempio più evidente, ma non è l’unico. La manifattura arretra, la logistica vive di precarietà strutturale, i servizi reggono su salari bassi. Il lavoro perde valore ogni giorno. In questo contesto, la proposta di rafforzare la contrattazione è sacrosanta. Ma resta incompleta senza una politica industriale vera.

Contratti sì, ma servono modelli produttivi

Estendere la contrattazione di secondo livello è necessario, così come ridurre il cuneo fiscale. Ma non basta redistribuire ciò che resta: bisogna tornare a produrre. Serve una strategia nazionale che punti su:

– investimenti pubblici e privati

– filiere strategiche

– formazione continua

– transizione industriale governata

– occupazione stabile

Senza questo, i contratti rischiano di diventare strumenti difensivi in un’economia che arretra.

Il ceto medio non si salva senza il lavoro

Il richiamo al sostegno del ceto medio è condivisibile. Ma il ceto medio si difende creando buona occupazione, non solo abbassando le tasse. Se salari e produttività restano fermi, il taglio fiscale diventa temporaneo. Se le imprese non investono, la crescita resta sulla carta. È il lavoro, ancora una volta, il vero moltiplicatore.

Europa e governo: responsabilità politiche

La critica al rigore europeo è legittima. Ma anche il governo italiano ha precise responsabilità. Il Pnrr è stato gestito senza una visione industriale complessiva. Mancano scelte coraggiose su energia, infrastrutture, riconversioni produttive. I territori più fragili vengono lasciati ai tavoli di crisi. Nel frattempo si parla di crescita, mentre aumenta la cassa integrazione.

Sindacato in campo, ma serve un cambio di sistema

Va riconosciuto alla Cisl il tentativo di rimettere al centro il dialogo sociale, è un segnale importante in una fase in cui il lavoro viene spesso trattato come una variabile tecnica. Ma oggi serve qualcosa di più di un patto: serve una svolta.

Un nuovo modello di sviluppo che rimetta insieme industria, diritti, territori e futuro, perché senza questo, anche le migliori parole rischiano di perdersi nel rumore di fondo della crisi.