Free Words – Una voce libera, il lavoro al centro

STELLANTIS, ANCORA PROMESSE SUL FUTURO. INTANTO A CASSINO SCATTA L’ENNESIMO FERMO PRODUTTIVO DAL 19 AL 23 OTTOBRE: SERVE UN PIANO INDUSTRIALE CONCRETO

Free Words — 16 ottobre 2026
Stellantis, fermo produttivo a Cassino

«Dopo l’incontro del 15 ottobre tra Stellantis e sindacati, per Cassino si attendono ancora risposte concrete sul futuro industriale. Intanto, è stato comunicato un nuovo fermo produttivo dal 19 al 23 ottobre per lastratura, verniciatura, montaggio e reparti collegati».

Il vertice di roma non scioglie i nodi della crisi. Il confronto del 15 ottobre tra i vertici di Stellantis e le organizzazioni sindacali, svoltosi a Roma nell'ex Motor Village, oggi Stellantis &You, avrebbe dovuto contribuire a chiarire le prospettive degli stabilimenti italiani del Gruppo. Dalle dichiarazioni del coordinatore nazionale FIM-CISL, Stefano Boschini, emerge però un quadro ancora caratterizzato da incertezze, le questioni centrali restano la continuità produttiva, la salvaguardia dell'occupazione e il futuro degli stabilimenti maggiormente esposti alla crisi. Per Cassino e Termoli, in particolare, l'azienda ha indicato che le novità arriveranno entro la fine dell'anno, una prospettiva che, allo stato attuale, non equivale ancora a un piano industriale definito. È proprio qui che si concentra il problema: mentre i lavoratori continuano a fare i conti con gli ammortizzatori sociali e con l'incertezza sul futuro, le risposte decisive vengono nuovamente rinviate.

INTANTO STELLANTIS DICHIARA L’ENNESIMO FERMO PRODUTTIVO PER CASSINO: POCHE GIORNATE DI LAVORO DA INIZIO ANNO

Nel frattempo Stellantis ha comunicato un nuovo fermo produttivo per lo stabilimento di Cassino, previsto dal 19 al 23 ottobre per le unità di lastratura, verniciatura, montaggio e i reparti collegati. È l'ennesimo stop in una situazione produttiva che, dall'inizio del 2026, continua a essere caratterizzata da pochissime giornate di lavoro effettivo e da ripetute interruzioni dell'attività. Il dato che più di ogni altro deve far riflettere è la scarsità di lavoro garantito ai dipendenti: Non si tratta soltanto di un nuovo fermo di cinque giorni, il problema è un anno nel quale la continuità produttiva è mancata per lunghi periodi, lasciando i lavoratori nell'incertezza e rendendo difficile guardare al futuro con sicurezza. I numeri della produzione confermano la gravità della situazione: Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati diffusi dalla FIM-CISL, a Cassino sono state prodotte appena 8.897 vetture, con una diminuzione del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Poche vetture, poche giornate di lavoro, nuovi fermi produttivi, questa è la realtà con cui devono fare i conti i lavoratori di Cassino. Una condizione che non può essere affrontata con rassicurazioni generiche o rinviando continuamente le risposte sul futuro dello stabilimento. La crisi coinvolge anche le famiglie dei dipendenti, le aziende dell'indotto e l'intero territorio del Cassinate. Quando la produzione si riduce a questi livelli, le conseguenze vanno ben oltre i cancelli della fabbrica, per questo il nuovo fermo deve riportare al centro la questione decisiva:
Quale futuro industriale Stellantis intende garantire a Cassino?
Servono modelli, volumi produttivi, investimenti e impegni occupazionali precisi, perché il lavoro non può restare appeso a una successione di stop e ripartenze, mentre le risposte continuano a essere rinviate.

CASSINO, IL FUTURO NON PUÒ RESTARE APPESO AD UN ANNUNCIO

Per lo stabilimento di Piedimonte San Germano la questione è particolarmente delicata.
La crisi produttiva ha messo sotto pressione non soltanto i lavoratori diretti, ma anche l'intera rete delle aziende dell'indotto, che dipende dai volumi dello stabilimento e dalla continuità delle commesse. Nel comunicato della FIM-CISL si riferisce che Stellantis avrebbe lasciato intendere la possibilità di un progetto per Cassino orientato alla prospettiva industriale e alla salvaguardia dell'occupazione, le novità sarebbero attese entro la fine del 2026. Si tratta di un'indicazione importante, ma ancora insufficiente per dissipare le preoccupazioni, un progetto industriale credibile deve chiarire almeno quattro aspetti:
• QUALI MODELLI: Quali vetture saranno assegnate allo stabilimento e con quali tempistiche?
• QUALI VOLUMI: Quale livello produttivo è previsto e come si intende raggiungere una saturazione adeguata degli impianti?
• QUALE OCCUPAZIONE: Quali garanzie concrete saranno offerte ai lavoratori diretti e quale attenzione sarà riservata all'indotto?
• QUALI INVESTIMENTI: Quali risorse saranno destinate alla produzione, alle tecnologie e alla competitività dello stabilimento?
Senza queste risposte, la prospettiva di salvaguardare l'occupazione rimane un obiettivo dichiarato, non ancora una garanzia verificabile. Il Cassinate non può permettersi di affrontare un altro periodo di attesa senza conoscere la direzione industriale scelta dal Gruppo, ogni rinvio prolunga l'incertezza per le famiglie, rende più difficile programmare il lavoro delle imprese fornitrici e indebolisce la capacità del territorio di progettare il proprio futuro.

MIRAFIORI, LA CRISI DEI VOLUMI È ANCORA EVIDENTE

Le difficoltà non riguardano soltanto Cassino.
A Mirafiori è prevista una nuova fase di ricorso alla cassa integrazione, con due settimane al mese secondo quanto riferito dalla FIM-CISL. Il comunicato indica inoltre una previsione di circa 60.000 vetture prodotte a fine anno, contro le 100.000 dichiarate all'inizio del 2026. La differenza tra le due cifre restituisce la dimensione della revisione delle aspettative produttive: 40.000 vetture in meno rispetto all'obiettivo iniziale. Per lo stabilimento torinese, la FIM-CISL considera improrogabile l'assegnazione di un secondo modello di fascia popolare, in grado di contribuire alla saturazione degli impianti. Il caso di Mirafiori evidenzia un problema più generale: senza modelli capaci di sostenere la domanda e senza volumi adeguati, la tenuta occupazionale rischia di continuare a dipendere dagli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione può essere uno strumento necessario per affrontare una fase temporanea di difficoltà, non può diventare il sostituto permanente della produzione.

IL COSTO DELL'ENERGIA NON PUÒ ESSERE L'UNICA SPIEGAZIONE

Nel confronto del 15 ottobre, secondo quanto riferito dalla FIM-CISL, Stellantis ha richiamato l'incidenza dei costi energetici italiani, considerati troppo elevati rispetto a quelli di altri Paesi europei. Il tema è rilevante, l'energia rappresenta un fattore importante per la competitività industriale e richiede politiche capaci di ridurre gli svantaggi che gravano sulle imprese. Tuttavia, il costo dell'energia non può esaurire l'analisi della crisi degli stabilimenti italiani, le prospettive produttive dipendono anche dalle strategie del Gruppo, dalla distribuzione dei modelli tra i diversi Paesi, dalla domanda di mercato e dalle decisioni sugli investimenti. Occorre quindi un confronto trasparente su tutti questi aspetti, le istituzioni devono contribuire a creare condizioni favorevoli alla produzione, mentre l'azienda deve chiarire quali programmi intenda realizzare negli stabilimenti italiani e quali risultati si impegni a conseguire. Per Cassino, la questione non è soltanto sapere quali difficoltà esistano, ma conoscere le decisioni che Stellantis intende assumere per superarle.

L'INDOTTO NON PUÒ ESSERE LASCIATO IN SECONDO PIANO

La crisi produttiva di Cassino non si ferma ai cancelli dello stabilimento. Le imprese dell'indotto dipendono, in misura diversa, dai volumi produttivi, dalle commesse e dalla continuità delle attività della fabbrica. Quando la produzione cala o si peggio ancora, si ferma, le ricadute possono estendersi alla programmazione del lavoro, all'utilizzo degli impianti e alla gestione del personale. Non è possibile quantificare automaticamente queste conseguenze senza dati specifici sulle singole aziende, è però evidente che il futuro dello stabilimento e quello della filiera locale devono essere affrontati congiuntamente. Un piano industriale per Cassino dovrebbe quindi considerare non soltanto la produzione diretta, ma anche le prospettive dei fornitori e le competenze professionali presenti sul territorio. La tutela dell'occupazione richiede un'attenzione concreta a tutta la filiera, soprattutto in una fase nella quale l'incertezza produttiva rende più difficile programmare il futuro.

LE ALTRE FABBRICHE E LE PROSPETTIVE ANCORA DA CONFERMARE

Nel comunicato del 15 ottobre, la FIM-CISL ha segnalato anche possibili sviluppi per altri stabilimenti del Gruppo. A Pratola Serra è in corso la sperimentazione di un nuovo motore diesel destinato al futuro Ducato, con possibili ricadute anche su Teksid, per Melfi è previsto un nuovo modello nel 2027, mentre per Pomigliano resta alta l'attenzione sull'introduzione di nuovi modelli di auto elettriche e sulle conseguenze occupazionali, comprese quelle sull'indotto. Si tratta di prospettive da seguire, senza confondere le indicazioni comunicate con risultati già acquisiti. Una sperimentazione non equivale a un'assegnazione definitiva; allo stesso modo, l'annuncio di un nuovo modello non chiarisce automaticamente quanti posti di lavoro saranno coinvolti né quale sarà il livello produttivo effettivo. Anche in questi casi, la verifica dovrà passare attraverso decisioni definitive, programmi produttivi e tempi di realizzazione.

IL CASSINATE NON PUÒ RESTARE IN ATTESA IN MANIERA INDEFINITA

Il nuovo fermo produttivo dal 19 al 23 ottobre riporta l'attenzione su una questione che va oltre il calendario produttivo:
Quale futuro industriale è previsto per Cassino?
Il territorio ha bisogno di risposte che consentano di guardare oltre la prossima interruzione. Servono indicazioni precise sui modelli, sui volumi, sugli investimenti e sulle garanzie occupazionali. La scadenza di fine anno indicata da Filosa per le novità su Cassino e Termoli rappresenta un passaggio importante, sarà necessario verificare il contenuto delle decisioni, la loro sostenibilità e la capacità di produrre risultati concreti. Nel frattempo, il nuovo fermo produttivo è un fatto da registrare, senza trasformarlo automaticamente nella prova di una decisione definitiva sul futuro dello stabilimento. La sua importanza sta nel quadro di incertezza nel quale si inserisce.
Cassino non ha bisogno soltanto di rassicurazioni, ha bisogno di un piano industriale concreto, con modelli, volumi, investimenti e garanzie occupazionali verificabili.
Il futuro della fabbrica riguarda i lavoratori, le loro famiglie e l'intero sistema economico del Cassinate, per questo le prossime decisioni dovranno essere valutate sulla base dei risultati, non soltanto delle dichiarazioni.
Free Words – Una voce libera, il lavoro al centro.

Fonti
Fonti principali comunicato stampa FIM-CISL nazionale del 15 ottobre 2026, dichiarazione del coordinatore nazionale Stefano Boschini; dati di produzione FIM-CISL; comunicazione aziendale relativa al fermo produttivo dal 19 al 23 ottobre.
Editoriale di

Ludovico Zonfrilli

Direttore Responsabile
FREE WORDS