STELLANTIS, IL DIRETTIVO
FIM-CISL DI FROSINONE LANCIA L'ALLARME: CASSINO È L'EMERGENZA DELL'AUTOMOTIVE ITALIANA
«DA FERDINANDO ULIANO AI VERTICI REGIONALI E TERRITORIALI DELLA FIM E DELLA CISL,
IL MESSAGGIO È UNANIME: IL TEMPO DELLE ATTESE È FINITO. LA CRISI DEL PLANT DI PIEDIMONTE SAN GERMANO IMPONE RISPOSTE IMMEDIATE,
MENTRE IL PIANO INDUSTRIALE CONTINUA A FARSI ATTENDERE E LAVORATORI, INDOTTO E TERRITORIO PAGANO OGNI GIORNO IL PREZZO DELL'INCERTEZZA.
LA PROPOSTA FREE WORDS CHE OGGI TROVA SEMPRE PIÙ ASCOLTO».
Il 15 luglio si è riunito il Direttivo della FIM-CISL di Frosinone, un appuntamento che ha assunto un'importanza ben più ampia di un semplice momento di confronto sindacale. Al centro della discussione, infatti, c'era il futuro dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano e, più in generale, la profonda crisi che sta attraversando l'intero comparto automobilistico europeo. Al direttivo hanno preso parte tutti i principali rappresentanti della FIM e della CISL ai vari livelli organizzativi: il segretario generale della FIM-CISL di Frosinone Mirko Marsella, il segretario generale della FIM-CISL Lazio Andrea Minniti, la segretaria generale della CISL Frosinone Antonella Valeriani, il segretario generale della CISL Lazio Enrico Coppotelli, il coordinatore nazionale Automotive Stefano Boschini e il segretario generale della FIM-CISL Ferdinando Uliano, il cui intervento ha rappresentato il momento centrale dell'incontro.
LA CRISI NON NASCE OGGI: "LO AVEVAMO DETTO DOPO LA COP26"
Nel suo intervento, Ferdinando Uliano ha ripercorso le origini della crisi che oggi sta investendo il settore automotive europeo. La FIM e la CISL, ha ricordato il segretario generale, avevano espresso forti preoccupazioni già all'indomani della COP26, quando venne definito il percorso che porterà allo stop delle motorizzazioni endotermiche entro il 2035. Una scelta che, senza una vera politica industriale europea, senza investimenti adeguati e senza strumenti capaci di accompagnare la transizione, avrebbe inevitabilmente prodotto pesanti ripercussioni sull'occupazione. Il sindacato parlava già allora del rischio di perdere fino al 30% dei posti di lavoro nel settore automotive, considerando il fatto che la filiera della componentistica sarebbe andata in sofferenza visto il declino dei motori endotermici, un allarme che, alla luce dei fatti, appare oggi fondato e soprattutto reso più drammatico dalla grande crisi subita dagli scarsi risultati ottenuti dalle vendit delle vetture elettriche e dal clima di incertezza generato dalla cattiva gestione della transizione. Volkswagen annuncia tagli occupazionali e razionalizzazioni produttive, mentre Stellantis continua ad attraversare una fase estremamente delicata; Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha escluso la chiusura degli stabilimenti italiani, ma il quadro produttivo continua a destare forte preoccupazione. Il piano industriale per il nostro Paese appare ancora incompleto e, in questo contesto, le possibili partnership internazionali vengono considerate uno degli strumenti attraverso cui garantire un futuro produttivo ai siti italiani.
CASSINO RESTA IL CASO PIÙ DRAMMATICO
Se la crisi investe tutto il comparto automotive, è Cassino a rappresentare oggi una delle situazioni più difficili dell'intero panorama industriale nazionale. Nel corso del Direttivo sono stati ricordati dati che fotografano una realtà ormai sotto gli occhi di tutti. Dall'inizio del 2026 le giornate lavorative sono state pochissime. La carrozzeria dello stabilimento ha accumulato lunghi periodi di fermo e, ancora nel mese di luglio, non era rientrata regolarmente in produzione, una situazione che pesa quotidianamente sulle famiglie dei lavoratori. Il continuo ricorso al contratto di solidarietà sta impoverendo le buste paga degli operai, mentre l'indotto continua a vivere una fase di forte sofferenza. Il problema, però, non riguarda soltanto la fabbrica: Attorno allo stabilimento di Piedimonte San Germano ruota da oltre cinquant'anni una parte fondamentale dell'economia del sud della provincia di Frosinone. Quando rallenta la produzione Stellantis, rallentano decine di aziende dell'indotto, diminuiscono i consumi e cresce l'incertezza di un intero territorio. Per questo motivo la crisi di Cassino non è più soltanto una vertenza aziendale, è diventata una vera emergenza economica e sociale.
MARSSELLA: "IL TEMPO DELLE ATTESE È FINITO"
Nel corso del Direttivo anche il segretario generale della FIM-CISL di Frosinone, Mirko Marsella, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di accelerare i tempi. Il futuro produttivo dello stabilimento non può restare sospeso ancora a lungo, il piano industriale è necessario, ma occorre definire rapidamente tempi, investimenti e nuove produzioni. Ogni mese che passa senza certezze significa nuove giornate di contratto di solidarietà, ulteriori perdite salariali e un progressivo indebolimento del tessuto produttivo del territorio.
DAL DIRETTIVO EMERGE UNA STRADA PER AFFRONTARE L'EMERGENZA
Tra i temi affrontati nel corso del confronto ne è emerso uno che merita particolare attenzione. Se e quando ci sarà un nuovo piano industriale, questo richiederà inevitabilmente tempo per essere realizzato, è necessario individuare strumenti capaci di sostenere lo stabilimento già nell'immediato. All'interno del plant, infatti, esistono reparti che continuano a lavorare con continuità grazie alle commesse provenienti da altri stabilimenti del gruppo. È il caso delle Plastiche e soprattutto dello Stampaggio lamiere, che oggi operano su 15 e 20 turni producendo componenti destinati anche ad altri siti produttivi. Lo stesso Ferdinando Uliano ha ricordato come un nuovo piano industriale non possa produrre effetti nel giro di pochi mesi, tra progettazione, investimenti, industrializzazione e avvio delle nuove produzioni saranno necessari tempi tecnici inevitabili. Da qui la necessità di affiancare al piano industriale interventi immediati, capaci di aumentare l'attività produttiva e offrire maggiori opportunità occupazionali già durante la fase di transizione.
LA PROPOSTA FREE WORDS CHE OGGI TROVA SEMPRE PIÙ ASCOLTO
Da tempo FreeWords sostiene che il rilancio di Cassino debba svilupparsi su due binari paralleli; Da una parte è indispensabile ottenere da Stellantis un piano industriale credibile, con nuovi modelli, investimenti e prospettive di lungo periodo, dall'altra occorre affrontare il presente. Proprio per questo riteniamo che il potenziamento dei reparti che già oggi lavorano con continuità, attraverso l'acquisizione di nuove commesse per stampaggio lamiere e plastiche, rappresenti una strada concreta da approfondire, non come alternativa ai nuovi modelli, ma come soluzione ponte capace di ridurre il ricorso al contratto di solidarietà, valorizzare gli spazi produttivi disponibili e impiegare un numero maggiore di lavoratori fino alla piena realizzazione del futuro piano industriale. È significativo che un'impostazione di questo tipo stia trovando sempre maggiore spazio nel dibattito sindacale.
IL TAVOLO REGIONALE DEVE DIVENTARE IL LUOGO DELLE DECISIONI
Ora il confronto dovrà necessariamente proseguire all'interno del tavolo regionale sull'automotive promosso dalla CISL Lazio e fortemente voluto dal segretario generale Enrico Coppotelli. Quel tavolo dovrà trasformarsi da luogo di confronto a luogo delle decisioni, coinvolgendo direttamente Stellantis per discutere di nuove commesse, investimenti e interventi immediati capaci di ridurre gli effetti della crisi, Cassino non può permettersi altri mesi di immobilismo. Ogni giorno perso significa nuove difficoltà per gli operai, per le aziende dell'indotto e per un territorio che continua a pagare il prezzo di scelte industriali e politiche che, fino ad oggi, hanno scaricato il peso della transizione quasi esclusivamente sui lavoratori. È il momento di passare dalle parole ai fatti. Perché il futuro di Cassino non può più aspettare.