VOLKSWAGEN E STELLANTIS SOTTO PRESSIONE IN EUROPA. LA CRISI DELLA CAPACITÀ PRODUTTIVA HA UN VOLTO, CASSINO
«DUE CRISI DIVERSE, UNA STESSA SFIDA. VOLKSWAGEN DEVE FARE I CONTI CON COSTI ELEVATI E REDDITIVITÀ INSUFFICIENTE. MENTRE STELLANTIS AFFRONTA VENDITE DEBOLI E IMPIANTI SOTTOUTILIZZATI, A CASSINO LA QUESTIONE È GIÀ CONCRETA. PRODUZIONE IN CALO, CAPACITÀ PRODUTTIVA LARGAMENTE INUTILIZZATA E UN FUTURO INDUSTRIALE CHE ATTENDE RISPOSTE».
Il confronto tra Volkswagen e Stellantis racconta molto più della crisi di due grandi gruppi automobilistici. Racconta la difficoltà dell'industria europea nel mantenere in funzione una capacità produttiva costruita negli anni, mentre il mercato cambia, la concorrenza cinese aumenta e i costi industriali diventano sempre più difficili da sostenere. I problemi dei due gruppi non sono identici. Volkswagen deve fare i conti soprattutto con i costi elevati della produzione tedesca, una redditività giudicata insufficiente e la crescente pressione della concorrenza asiatica. Stellantis, invece, deve affrontare una domanda europea debole e una rete industriale che, secondo la stessa strategia del gruppo, dispone di una capacità superiore ai volumi oggi necessari. Ed è proprio questo secondo elemento che riguarda direttamente Cassino. .
LA SOVRACAPACITÀ DI STELLANTIS HA UN NOME, CASSINO
Nel piano strategico presentato da Stellantis nel maggio scorso, il gruppo ha dichiarato di voler ridurre in Europa la propria capacità produttiva di oltre 800.000 unità, attraverso riconversioni e partnership, con l'obiettivo di aumentare il tasso di utilizzo degli impianti dal 60% all'80% entro il 2030.
È un dato strategico enorme, tuttavia per il territorio di Cassino assume un significato ancora più concreto:
Lo stabilimento di Piedimonte San Germano sta già lavorando molto al di sotto delle proprie potenzialità, nel primo semestre 2026 la produzione italiana di Stellantis è cresciuta del 13,7%, raggiungendo 252.223 veicoli tra autovetture e veicoli commerciali, quasi tutti gli stabilimenti automobilistici hanno registrato un miglioramento,
Cassino è l'eccezione.
Secondo il rapporto Fim-Cisl, nei primi sei mesi dell'anno la produzione dello stabilimento laziale è diminuita del 36,2%, ciò significa che, mentre il gruppo prova complessivamente a recuperare volumi, Cassino continua a muoversi nella direzione opposta.
CASSINO NON È UN PROBLEMA DI OGGI
La situazione dello stabilimento non nasce nel 2026.
Nel 2025 Cassino aveva già raggiunto livelli produttivi estremamente bassi, con meno di 85 giornate effettivamente lavorate secondo i dati riportati da ANSA.
Il dato più significativo, quindi, non è rappresentato dalla normale ripartenza progressiva dello stabilimento dopo la fermata estiva. La riattivazione per fasi dei diversi reparti rientra infatti nella gestione ordinaria della ripartenza degli impianti e dei flussi produttivi e, da sola, non può essere utilizzata come indicatore della crisi dello stabilimento.
La questione industriale va cercata altrove:
È nei volumi produttivi complessivi, nel numero di giornate effettivamente lavorate, nella saturazione degli impianti e soprattutto nella capacità di garantire a Cassino una prospettiva produttiva stabile nel medio e lungo periodo, è questo il punto sul quale concentrare l'attenzione.
Il problema su Cassino non è stabilire quale reparto riparta per primo dopo la pausa estiva,
è capire perché uno stabilimento con una capacità produttiva così importante continui da anni a lavorare con volumi così lontani dalle proprie potenzialità.
IL PARADOSSO DI STELLANTIS
Qui emerge il paradosso.
Stellantis sta cercando di aumentare l'utilizzo della propria capacità produttiva europea, contemporaneamente deve ridimensionare una parte della capacità installata.
La strategia dichiarata dal gruppo è quella di passare dal 60% all'80% di utilizzo degli impianti entro il 2030, riducendo però la capacità complessiva europea di oltre 800.000 unità.
Il problema, quindi, non è soltanto quanto produrre, è soprattutto dove produrre.
IL FUTURO DI CASSINO È ANCORA LEGATO A MASERATI
Antonio Filosa, davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato, ha assicurato che Cassino non è in vendita e che il futuro dello stabilimento resta legato alla valorizzazione dei marchi premium e luxury. L'amministratore delegato ha inoltre indicato nuove prospettive per la gamma Maserati, con una nuova Grecale prevista dal 2027, e ha parlato della ricerca di potenziali partner per il futuro del marchio. Sono dichiarazioni importanti, c'è però una differenza fondamentale tra una prospettiva industriale annunciata e un programma produttivo definito, ed è proprio questo il punto sul quale il territorio attende risposte. Il Governo ha chiesto a Stellantis maggiore chiarezza sulle prospettive produttive e occupazionali del sito di Cassino, il piano specifico per lo stabilimento è atteso entro la fine dell'anno. Per i lavoratori, però, dicembre non è semplicemente una scadenza sul calendario, è tempo che passa in una fabbrica che continua a lavorare a singhiozzo e che incide sugli stipendi dei lavoratori.
LA QUESTIONE NON È SOLTANTO STELLANTIS
Il rischio è leggere la vicenda esclusivamente come un problema aziendale, in effetti non lo è.
Cassino rappresenta uno dei principali nodi industriali del Lazio meridionale e attorno allo stabilimento ruota una filiera che comprende aziende dell'indotto, servizi, logistica e occupazione indiretta. Quando la produzione diminuisce, l'effetto non rimane dentro i cancelli, si trasferisce progressivamente sul territorio.
Quando si parla della sovracapacità europea di Stellantis si deve tener conto anche della realtà industriale del cassinate.
Quando un gruppo decide dove concentrare la produzione, decide anche quali territori continueranno ad avere una grande industria automobilistica.
IL CONFRONTO CON VOLKSWAGEN DICE UNA COSA IMPORTANTE
La vicenda Volkswagen rende ancora più evidente il problema.
In Germania il management sta valutando una nuova fase di ridimensionamento, mentre IG Metall e altri stakeholder contestano una strategia basata soprattutto sui tagli e chiedono invece nuovi investimenti e una risposta industriale più forte. Il confronto interno al gruppo tedesco sarà particolarmente importante in vista del consiglio di sorveglianza del 4 settembre.
Le situazioni sono differenti, ma la domanda è la stessa:
Come si può rendere competitiva l'industria automobilistica europea senza trasformare la riduzione della capacità produttiva in una riduzione permanente del lavoro?
È questa la partita che si sta giocando in Europa, ed è questa, in scala territoriale, la partita che riguarda Cassino.
CASSINO NON PUÒ ASPETTARE SOLTANTO I NUOVI MODELLI
Il futuro dello stabilimento non può essere affidato esclusivamente all'arrivo di un nuovo modello. Servono una strategia industriale, volumi produttivi adeguati, investimenti e una prospettiva credibile per i lavoratori e per l'indotto. La conferma che Cassino non sia in vendita è importante, ciò non implica ad avere un futuro industriale garantito. Il futuro si costruisce con prodotti, investimenti e produzione, soprattutto con una saturazione degli impianti che consenta allo stabilimento di tornare a lavorare con continuità, riportando dignità e salario ai tanti lavoratori dello stabilimento e dell'indotto, i quali da troppo tempo soffrono scelte strategiche fallimentari, più di tutto soffrono scelte politiche scellerate prese a Bruxelles.
LA DOMANDA CHE L'EUROPA DEVE RIVOLGERE ANCHE A CASSINO
Volkswagen e Stellantis stanno affrontando una trasformazione profonda.
La concorrenza cinese accelera, il mercato europeo cresce poco, l'elettrificazione modifica tecnologie e filiere, i costi aumentano.
Le aziende devono rendere più efficienti gli stabilimenti, tuttavia c'è un punto che non può essere dimenticato:
Una fabbrica sottoutilizzata non è soltanto un problema di bilancio, è un problema industriale, occupazionale e territoriale, Cassino lo dimostra ogni giorno.
Per questo il vero interrogativo non è soltanto se Stellantis riuscirà a tornare competitiva in Europa.
È anche capire quale ruolo avrà Cassino nella nuova geografia industriale europea di Stellantis.
Il piano annunciato per dicembre dovrà finalmente dare una risposta, il tempo degli annunci per Cassino sta diventando troppo lungo,
ora servono modelli, volumi, investimenti e lavoro.