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Voce libera, il lavoro al centro.

ELKANN INVESTE IN ROBOT, LUSSO E PETROLIO: L’AUTOMOTIVE ABBANDONATA MENTRE CASSINO AFFONDA

Ludovico Zonfrilli — Free Words — 25 marzo 2026

«MILIARDI NELLA FINANZA GLOBALE, ZERO CERTEZZE PER GLI STABILIMENTI ITALIANI: MENTRE EXOR DIVERSIFICA E CRESCE, CASSINO PAGA IL PTREZZO DELL'ABBANDONO INDUSTRIALE DI STELLANTIS».

I numeri, ancora una volta, parlano chiaro. Exor, la holding della famiglia Elkann, chiude il 2025 con un’espansione significativa delle sue attività finanziarie, mentre l’automotive — storico cuore industriale del gruppo — arretra e perde centralità. Lingotto Investment, la società finanziaria fondata nel 2023, cresce del 54% e arriva a gestire circa 10 miliardi di asset. Investimenti in auto usate, piattaforme digitali, intelligenza artificiale applicata alla sanità, robotica, gioielli di lusso e servizi petroliferi. È qui che oggi si concentra la strategia. Non più nelle fabbriche. Non più nella produzione. John Elkann lo dice senza ambiguità: meno aziende, più grandi, più liquide. “Cash is king”. La finanza al centro, la produzione sullo sfondo. E mentre il capitale si sposta, l’industria resta indietro.

CASSINO, IL SIMBOLO DELL'ABBANDONO

Se si vuole capire cosa significa davvero questa trasformazione, bisogna guardare a Cassino. Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano rappresenta oggi il punto più evidente di una crisi che non è più ciclica, ma strutturale. Volumi produttivi ai minimi, cassa integrazione sempre più frequente, assenza di nuovi modelli nel breve periodo e un indotto che si sta progressivamente sgretolando. Mentre Exor investe miliardi a Wall Street e nelle nuove tecnologie, a Cassino si lavora a singhiozzo. Mentre si parla di robotica e intelligenza artificiale, qui si difendono posti di lavoro. Nel 2025 lo stabilimento ha prodotto meno di 20 mila vetture, con oltre cento giornate di ammortizzatori sociali. Una condizione che non lascia spazio a interpretazioni: non siamo davanti a una fase di transizione, ma a un progressivo disimpegno industriale. E il territorio lo sta già pagando.

DALLA FABBRICA ALLA FINANZA

La traiettoria è chiara. Exor esce progressivamente dai settori più legati alla produzione: editoria, veicoli industriali, sanità. Entra — e rafforza — la sua presenza in ambiti ad alta redditività finanziaria: lusso, energia, tecnologia. Ferrari resta un pilastro, ma è l’eccezione che conferma la regola: un marchio globale, ad altissimo margine, lontano dalle dinamiche della produzione di massa. Stellantis, invece, appare sempre più marginale nelle scelte strategiche della holding. Il risultato è una frattura evidente: da una parte la finanza globale, dall’altra i territori industriali lasciati nell’incertezza.

UNA SCELTA POLITICA, NON TECNICA

Non si tratta solo di mercato. Non è semplicemente una risposta alla crisi dell’automotive. È una scelta. Scegliere di investire in Wall Street invece che negli stabilimenti. Scegliere la liquidità invece della produzione. Scegliere la rendita invece del lavoro. E come tutte le scelte, ha conseguenze. Quando un grande gruppo industriale smette di credere nella produzione, non si fermano solo le linee. Si fermano interi ecosistemi: fornitori, competenze, comunità. Cassino oggi è questo: il punto in cui si misura la distanza tra le strategie finanziarie e la realtà industriale.

IL PREZZO LO PAGANO I LAVORATORI

Nel frattempo, mentre i dividendi crescono e gli asset si espandono, chi lavora resta sospeso. Senza un piano industriale chiaro. Senza nuovi modelli. Senza una prospettiva. La transizione, così com’è gestita, non è innovazione: è riduzione. Non è rilancio: è arretramento. E a pagare non sono i bilanci, ma le persone. Perché mentre il capitale si muove veloce tra robot, petrolio e lusso, a Cassino il tempo si è fermato. E il tempo, per chi lavora, non è una variabile finanziaria. È vita reale.