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DR AD ANAGNI, UN ANNO DOPO LA FABBRICA NON PARTE. LA RICONVERSIONE DELL’EX SAXA GRES È IN RITARDO

Free Words — 30 agosto 2026

«Dalla ceramica all’automotive: Il progetto annunciato nell’estate 2025 avrebbe dovuto trasformare lo stabilimento di Anagni in un nuovo polo industriale. Oggi la formazione dei lavoratori è iniziata, ma l’assemblaggio delle vetture non è ancora partito. Restano da sciogliere nodi burocratici e industriali».

C’era un progetto ambizioso, trasformare un sito industriale segnato dalla crisi della ceramica in una fabbrica legata all’automotive, il tutto salvaguardando l’occupazione e restituendo una prospettiva produttiva a uno stabilimento storico della provincia di Frosinone. Era l’agosto del 2025 quando venne ufficializzata la cessione dello stabilimento di Anagni di Saxa Gres a DR Automobiles, l’operazione prevedeva la nascita di Jarama Srl, società controllata al 100% da DR, incaricata della riconversione del sito e dell’avvio delle nuove attività. L’accordo prevedeva l’assorbimento dei 67 lavoratori dello stabilimento e la possibilità di ulteriori assunzioni. All’epoca il messaggio era chiaro: Dalle piastrelle alle automobili, con Anagni destinata a diventare un nuovo tassello della strategia industriale di DR Automobiles. Il 26 agosto 2025 la stessa azienda annunciava l’avvio dei lavori di riconversione del sito, Anagni avrebbe dovuto accogliere parte delle attività allora concentrate nella sede di Macchia d’Isernia, mentre il gruppo programmava contemporaneamente un investimento da 70 milioni di euro sul polo molisano. A distanza di un anno, però, il quadro è molto più complesso.

IL PROGETTO C’È, LA FABBRICA INVECE DEVE ANCORA PARTIRE

L’aggiornamento più recente arriva dal territorio e mette in evidenza un elemento che non può essere ignorato: La riconversione dello stabilimento di Anagni procede più lentamente rispetto alle aspettative iniziali. Secondo quanto emerge, il progetto di DR è confermato, ma rimangono da chiarire alcuni aspetti fondamentali della futura destinazione del sito, anche se aleggia l’incertezza sulla piena vocazione produttiva dello stabilimento e sui tempi necessari per arrivare all’effettivo assemblaggio delle vetture. Questa riflessone non mette in discussione il progetto, però tra l’annuncio della riconversione e l'avvio effettivo della produzione esiste ancora una distanza significativa. Ed è proprio questa distanza che oggi deve essere osservata.

IL PRIMO SEGNALE CONCRETO. LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

C’è comunque un elemento positivo e concreto, è partita la formazione professionale dei lavoratori coinvolti nella riconversione, si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario: Persone provenienti da una realtà produttiva legata alla ceramica devono acquisire competenze coerenti con una nuova attività industriale e con un settore, quello automobilistico, caratterizzato da processi produttivi, tecnologie e professionalità differenti. La formazione rappresenta quindi uno dei primi segnali concreti del percorso di trasformazione. Ma non può essere confusa con l’avvio della produzione.
Oggi la formazione è partita, l’assemblaggio delle automobili, invece, non è ancora iniziato.
È questa la distinzione che bisogna mantenere per leggere correttamente la situazione.

IL NODO DEI TEMPI

È proprio sui tempi che emerge la principale criticità.
Secondo la ricostruzione fornita nei giorni scorsi, una parte dei ritardi sarebbe collegata alle questioni burocratiche relative alla disponibilità e al rilascio degli immobili del sito. A questo si aggiungono ulteriori aspetti ancora da definire rispetto alla configurazione industriale dello stabilimento. Si tratta di elementi che devono essere presentati per quello che sono: criticità e valutazioni espresse, non la dimostrazione che il progetto industriale non funzionerà. Una riconversione industriale richiede inevitabilmente tempi tecnici, autorizzativi e organizzativi, però dopo un anno dall’annuncio di un progetto, diventa legittimo chiedersi quali obiettivi siano stati raggiunti, quali siano ancora da realizzare e soprattutto quale sia la nuova tempistica prevista, è questa la domanda che oggi riguarda Anagni.

DA SAXA GRES A DR, UNA TRASFORMAZIONE CHE VA MISURATA

La vicenda dell’ex Saxa Gres rappresenta uno dei casi più interessanti di riconversione industriale della provincia di Frosinone.
Il sito nasceva per produrre ceramica, oggi dovrebbe entrare nella filiera automotive, il passaggio è radicale e, proprio per questo, non può essere valutato soltanto sulla base degli annunci. Una riconversione industriale seria deve essere misurata attraverso indicatori concreti:
- Quanti lavoratori vengono effettivamente occupati;
- Quali competenze vengono sviluppate;
- Quali investimenti vengono realizzati;
- Quando entrano in funzione gli impianti;
- Quale produzione viene effettivamente avviata;
- Quale valore viene creato sul territorio;
- Quante nuove opportunità occupazionali vengono generate.
È su questi elementi che, nei prossimi mesi, bisognerà verificare il progetto DR ad Anagni.

E QUI ENTRA IN GIOCO ANCHE IL FUTURO INDUSTRIALE DELLA PROVINCIA

La vicenda che stiamo raccontando non riguarda soltanto Anagni, fa parte di una provincia che sta affrontando una trasformazione profonda del proprio sistema produttivo. Nel cassinate, il ridimensionamento dell’automotive e le difficoltà legate a Stellantis stanno ponendo interrogativi importanti sul futuro della grande manifattura, ad Anagni, invece, si tenta una strada diversa, recuperare un sito industriale esistente e convertirlo verso una nuova attività. Sono due fenomeni differenti, ma appartengono alla stessa grande questione:
Le nuove riconversioni saranno in grado di creare abbastanza lavoro da compensare quello che viene meno nei settori tradizionali?
È una domanda che non riguarda soltanto DR, ma l’intera politica industriale del territorio.

DR PUÒ ESSERE UNA PARTE DELLA RISPOSTA. MA IL TERRITORIO HA BISOGNO DI UNA STRATEGIA PIÙ AMPIA

La riconversione dell’ex Saxa Gres può rappresentare un’opportunità importante per Anagni e per l’intero sistema industriale della provincia di Frosinone, ma il suo valore non potrà essere misurato soltanto attraverso il recupero di uno stabilimento. Il vero obiettivo deve essere quello di costruire attorno a queste esperienze una strategia industriale capace di generare nuova produzione, nuove competenze e nuova occupazione. Una provincia industriale non può affidare il proprio futuro a un singolo investimento, per quanto significativo, servono una pluralità di iniziative, filiere integrate, infrastrutture adeguate, formazione e politiche industriali in grado di accompagnare la trasformazione del sistema produttivo. Anagni può quindi diventare un tassello di questa trasformazione;
Per parlare però di una riconversione realmente compiuta, il progetto deve trasformarsi in produzione, occupazione e valore per il territorio.

LA DOMANDA CHE RESTA SUL TAVOLO

A circa un anno dall’annuncio, la riconversione dell’ex Saxa Gres non ha ancora raggiunto il punto più importante, l’avvio della produzione automobilistica. Il percorso è iniziato con il trasferimento dei lavoratori e con la formazione necessaria ad accompagnare il passaggio dalla ceramica all’automotive, tuttavia gli impianti non sono ancora entrati nella fase produttiva prevista dal progetto e restano da chiarire i tempi necessari per completare la riconversione. È proprio sui tempi che ora occorre fare chiarezza:
Quando inizierà concretamente la produzione?
Quale sarà la capacità produttiva dello stabilimento?
Quanti posti di lavoro verranno effettivamente consolidati e quanti potranno essere creati?

Sono queste le domande che interessano i lavoratori e il territorio, perché una riconversione industriale può essere annunciata in un giorno, ma la sua riuscita si misura nel tempo.
Una fabbrica rinasce davvero quando gli impianti si accendono, i lavoratori varcano i cancelli ed inizia la produzione.

Editoriale di

Ludovico Zonfrilli

Direttore Responsabile
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