STELLANTIS, LA PRODUZIONE TORNA A CRESCERE MA L’ITALIA RESTA LONTANA DAI VOLUMI DEL PASSATO. LA FIM-CISL AVVERTE: CASSINO È L’EMERGENZA INDUSTRIALE
«DALLA CONFERENZA STAMPA DELLA FIM-CISL GUIDATA DAL SEGRETARIO GENERALE FERDINANDO ULIANO EMERGE UN QUADRO A DUE VELOCITÀ: 252.223 VEICOLI PRODOTTI NEL PRIMO SEMESTRE 2026, +13,7% SUL 2025, MA LA PREVISIONE ANNUALE RESTA APPENA SOPRA LE 500 MILA UNITÀ. LE AUTO CRESCONO DEL 27,7%, MENTRE CASSINO PRECIPITA ANCORA: -36,2%. PER IL PLANT CIOCIARO SERVONO CERTEZZE SUL FUTURO E, CONTEMPORANEAMENTE, SOLUZIONI INDUSTRIALI DI BREVE PERIODO».
La produzione Stellantis in Italia torna a crescere, ma sarebbe un errore leggere i numeri del primo semestre 2026 come il superamento della crisi. È questo, in estrema sintesi, il quadro emerso dalla conferenza stampa indetta dalla FIM-CISL, nel corso della quale il segretario generale Ferdinando Uliano ha illustrato i dati produttivi degli stabilimenti italiani del Gruppo. I numeri indicano un'inversione di tendenza rispetto al 2025: nei primi sei mesi dell'anno sono stati prodotti in Italia 252.223 veicoli, con una crescita complessiva del 13,7%. La ripresa è sostenuta soprattutto dalle autovetture, che registrano un incremento del 27,7%, mentre il comparto dei veicoli commerciali mostra un andamento più debole. La FIM-CISL stima tuttavia per l'intero 2026 una produzione di poco superiore alle 500 mila unità, ancora nettamente distante dai circa 750 mila veicoli prodotti nel 2023. Il messaggio che arriva dalla FIM-CISL è quindi chiaro: qualcosa si muove, ma la crisi industriale italiana dell'automotive è tutt'altro che superata. E dentro questa fotografia nazionale esiste una situazione che continua a rappresentare una vera emergenza: Cassino.
I NUMERI NAZIONALI: UNA RIPRESA CHE VA LETTA CON PRUDENZA
Il dato del +13,7% è certamente positivo, dopo anni di riduzione continua dei volumi, vedere nuovamente un segno positivo rappresenta un elemento importante. Ma la produzione industriale non si misura soltanto confrontando un semestre con quello precedente, bisogna guardare la profondità della caduta avvenuta negli anni precedenti e soprattutto la distanza tra l'attuale capacità produttiva utilizzata e quella potenziale degli stabilimenti italiani. La previsione di una produzione annuale appena superiore alle 500 mila unità restituisce la dimensione reale del problema: Il sistema industriale italiano di Stellantis continua a lavorare molto al di sotto dei livelli del passato e delle proprie potenzialità. La crescita delle auto del 27,7% dimostra, però, anche un'altra cosa: quando arrivano nuovi prodotti e nuove produzioni, i volumi possono ripartire. Ed è proprio questa la grande questione industriale che attraversa la rete degli stabilimenti italiani, non tutti i plant si trovano nella stessa condizione.
LA MAPPA DEGLI STABILIMENTI: MISSIONI INDUSTRIALI DIVERSE, PROBLEMI DIVERSI
Il quadro illustrato dalla FIM-CISL mostra una geografia industriale profondamente differenziata. Atessa continua a rappresentare uno dei principali poli produttivi del Gruppo in Italia. Nel primo semestre sono stati prodotti 94.030 veicoli commerciali, contro i 97.980 dello stesso periodo precedente, con una flessione del 4%. Il sito abruzzese rimane strategico nella produzione dei grandi veicoli commerciali multienergy e ha davanti un programma di investimenti che, secondo i piani annunciati, supera il miliardo di euro nei prossimi cinque anni. Pomigliano d'Arco può contare sulla prosecuzione della Pandina, sulla produzione dell'Alfa Romeo Tonale e sull'assegnazione della piattaforma e-car, sulla quale sono previsti nuovi modelli entro il 2028. Melfi sta attraversando la trasformazione legata alla piattaforma STLA Medium e all'introduzione progressiva delle nuove produzioni multibrand, con l'importante apertura alle motorizzazioni ibride. Termoli, dopo la definitiva cancellazione del progetto Gigafactory, rimane una delle vertenze più delicate. L'assegnazione del cambio eDCT e del motore GSE Euro 7 rappresenta una risposta industriale, ma la FIM-CISL ritiene necessario rafforzare ulteriormente la missione produttiva per garantire una prospettiva ai circa 1.800 lavoratori diretti. Pratola Serra, invece, mostra una condizione differente: circa 276 mila motori prodotti nel semestre, nessun ammortizzatore sociale in corso e la presenza di lavoratori in trasferta provenienti anche da Cassino, Melfi e Termoli. Questo quadro dimostra che non esiste una sola crisi Stellantis. Esistono stabilimenti che stanno ricevendo nuovi prodotti, altri che stanno attraversando una fase di transizione e altri ancora nei quali la questione industriale è diventata una vera emergenza sociale. Cassino appartiene, senza alcun dubbio, a quest'ultima categoria.
CASSINO, IL -36,2% È IL NUMERO DI UNA CRISI PROFONDA
Se il dato nazionale mostra una crescita del 13,7%, quello di Cassino va nella direzione opposta: -36,2%. È probabilmente questa la contraddizione più forte emersa dai dati presentati dalla FIM-CISL, mentre una parte del sistema produttivo italiano beneficia dell'arrivo di nuovi modelli e dell'aumento dei volumi, lo stabilimento di Piedimonte San Germano continua a vivere una condizione di fortissima sofferenza. Il problema non riguarda più soltanto la quantità di automobili prodotte, riguarda le giornate effettivamente lavorate, il ricorso agli ammortizzatori sociali, la perdita salariale accumulata dai lavoratori, le prospettive dell'indotto e la progressiva fragilità di un territorio che per decenni ha costruito una parte determinante della propria economia intorno alla fabbrica. Il -36,2% non può essere trattato come una semplice oscillazione statistica, è il segnale di una crisi che richiede una risposta industriale specifica.
LE PROSPETTIVE FUTURE SONO IMPORTANTI. MA IL TEMPO È DIVENTATO UNA VARIABILE INDUSTRIALE
Le recenti indicazioni sul futuro di Cassino e sulle produzioni premium rappresentano segnali importanti, così come è rilevante l'ipotesi di una collaborazione industriale con un partner per rafforzare il futuro delle produzioni Maserati e Alfa Romeo, ma il punto oggi è trasformare le prospettive in un piano operativo. Cassino deve conoscere modelli, volumi, investimenti e tempistiche, perché anche dopo l'assegnazione di un nuovo modello, la strada verso la produzione a regime è lunga: progettazione, industrializzazione, adeguamento degli impianti, preserie, formazione e salita produttiva richiedono tempo, ed è proprio qui che si apre la questione più urgente. Come si attraversa il periodo che separa la crisi attuale dalla possibile ripresa futura? Non è una domanda secondaria, è probabilmente la domanda principale.
CASSINO HA BISOGNO DI SOLUZIONI INDUSTRIALI DI BREVE PERIODO
La battaglia per il piano industriale deve continuare con la massima determinazione, parallelamente bisogna comunque iniziare a discutere seriamente di soluzioni industriali di breve periodo capaci di aumentare le giornate lavorate e ridurre il ricorso ai contratti di solidarietà. FreeWords ha già avanzato questo ragionamento in passato. All'interno del plant esistono attività che hanno dimostrato una continuità produttiva rispetto alla carrozzeria. Tra queste, in particolare, lo stampaggio lamiere e le plastiche, che svolgono lavorazioni destinate anche ad altri stabilimenti. La questione merita un approfondimento tecnico vero. Se esistono competenze, impianti, superfici industriali disponibili e la possibilità di aumentare le commesse interne al Gruppo, allora bisogna verificare concretamente la possibilità di rafforzare queste attività, non per sostituire la missione automobilistica di Cassino, non per rinunciare ai nuovi modelli. Ma per costruire una soluzione ponte, una strategia capace di accompagnare il plant durante gli anni necessari alla realizzazione del nuovo progetto industriale. Più commesse per lo stampaggio, un utilizzo più ampio degli spazi disponibili, il rafforzamento delle produzioni per altri stabilimenti e una maggiore integrazione della fabbrica nella rete produttiva del Gruppo potrebbero rappresentare strumenti utili per aumentare l'attività e mitigare gli effetti sociali della crisi. Queste possibilità devono essere analizzate attraverso un confronto tecnico tra azienda e organizzazioni sindacali, coinvolgendo anche le istituzioni per gli strumenti di propria competenza.
FREEWORDS: LA RIPRESA DI STELLANTIS NON PUÒ LASCIARE CASSINO INDIETRO
La conferenza stampa della FIM-CISL ha consegnato una fotografia complessa. La produzione italiana cresce, le autovetture recuperano volumi, alcuni stabilimenti hanno ricevuto investimenti e nuove missioni produttive, ma Cassino perde ancora il 36,2%. È da questa contraddizione che bisogna partire, il futuro dello stabilimento non può essere costruito esclusivamente attraverso dichiarazioni di prospettiva, occorre conoscere il piano industriale in tempi brevi, ma contemporaneamente è necessario affrontare la crisi del presente. Cassino ha bisogno di una strategia su due tempi: nuovi modelli e investimenti per il futuro; nuove commesse e maggiore attività produttiva per il presente. Perché il problema non è soltanto sapere cosa produrrà Cassino tra qualche anno, il problema è garantire che, quando quel momento arriverà, ci siano ancora una fabbrica industrialmente forte, un indotto vivo e lavoratori che non abbiano pagato da soli il prezzo dell'attesa.