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IL GRANDE FREDDO DELL’AUTO EUROPEA: -21% IN BORSA NEL 2026. CASSINO RESTA UNO DEI NODI PIÙ DELICATI

Free Words — 6 ottobre 2026

«Il dato arriva dalla Borsa, ma racconta una crisi che va molto oltre i mercati finanziari: Dietro quei numeri ci sono produzione, investimenti, stabilimenti e migliaia di lavoratori».

Nel 2026 il settore automobilistico europeo è il peggiore comparto azionario del continente: L’indice Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts ha perso il 21,05% da inizio anno, mentre lo Stoxx 600 nel suo complesso ha guadagnato il 6,61%. È un divario enorme, che segnala la forte sfiducia degli investitori nei confronti di un'industria chiamata ad affrontare contemporaneamente trasformazione tecnologica, pressione sui costi e concorrenza internazionale, ma il dato più impressionante riguarda alcuni dei grandi costruttori europei. Stellantis è a -58,96% dall’inizio dell’anno, BMW a -41,68%, Volkswagen a -34,83%, Mercedes a -33,87% e Renault a -30,32%. In controtendenza troviamo Ferrari, +7,78%, mentre anche alcuni grandi fornitori della componentistica, come Pirelli, Michelin e Valeo, hanno registrato performance positive. Naturalmente, la Borsa non è un termometro perfetto della produzione industriale, il valore di un'azione incorpora aspettative future, redditività, debito, strategie aziendali e valutazioni degli investitori; Non significa quindi che una perdita del 59% di Stellantis equivalga a una riduzione del 59% della produzione, ma sarebbe un errore ignorare ciò che il mercato sta dicendo.

𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜 𝗡𝗢𝗡 È 𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦

La difficoltà riguarda buona parte dell'industria automobilistica europea.
Il problema è particolarmente evidente nella competizione con i costruttori cinesi: Secondo ANFIA, nei primi otto mesi del 2026 il mercato automobilistico dell'Unione europea è cresciuto del 5,3%, arrivando a oltre 7,5 milioni di immatricolazioni, anche le elettriche stanno crescendo rapidamente, ad agosto hanno raggiunto il 27,7% del mercato europeo, ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più interessanti;
Il mercato europeo dell'auto non sta crollando, sta semplicemente cambiando. Le vendite complessive crescono e l'elettrico accelera, ma una parte crescente della competizione si sposta verso il prezzo, la tecnologia, le batterie e la capacità di produrre veicoli competitivi. Reuters ha riportato che nei primi otto mesi del 2026 le vendite di auto elettriche nell'Unione europea hanno raggiunto 1,64 milioni di unità, con una crescita del 45% rispetto allo stesso periodo del 2025. Quindi il problema dell'industria europea non può essere sintetizzato semplicemente con “l'elettrico non funziona”, il problema è chi riuscirà a produrre le nuove automobili, a quale costo e con quale tecnologia.

𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗡𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗧𝗔 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗡𝗗𝗢

La pressione competitiva proveniente dalla Cina è uno degli elementi centrali della trasformazione. ANFIA segnala che nel primo semestre 2026 le importazioni di autovetture dalla Cina nell'UE sono aumentate del 70% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e che la Cina è arrivata a rappresentare il 25% delle importazioni di autovetture dell'UE provenienti da Paesi extraeuropei. Un'analisi di Transport & Environment rileva inoltre che le auto elettriche cinesi restano mediamente più economiche di quelle europee e che i costruttori cinesi stanno progressivamente aumentando la loro presenza produttiva sul continente. È una partita industriale, non soltanto commerciale, dietro ogni automobile ci sono fabbriche, componentistica, ricerca, logistica, energia, lavoratori e competenze, ed è proprio qui che la discussione torna inevitabilmente all'Italia.

𝗘 𝗖𝗔𝗦𝗦𝗜𝗡𝗢?

Per il territorio del Cassinate il quadro europeo assume un significato molto concreto. Nel primo semestre 2026 la produzione Stellantis in Italia è cresciuta complessivamente del 13,7%, ma Cassino ha rappresentato una pesante eccezione negativa, con 6.700 vetture prodotte e una riduzione del 36,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, il dato è contenuto nel report FIM-CISL riportato da ANSA. Non è quindi sufficiente dire che Stellantis sta recuperando, la domanda è:
Dove sta recuperando e con quali modelli, volumi e prospettive?
Melfi e Mirafiori hanno beneficiato dei nuovi programmi produttivi, mentre Cassino continua a scontare una situazione molto più difficile, e quando una fabbrica come quella di Piedimonte San Germano va in crisi, il problema si estende oltre i cancelli dello stabilimento. L'indotto, la componentistica, i servizi e le altre attività collegate risentono della riduzione dei volumi: È esattamente ciò che Free Words ha documentato recentemente attraverso le vicende di 𝗗𝗘𝗡𝗦𝗢 e 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗦.

IL PROBLEMA È LA TRASFORMAZIONE

La vera sfida per l'industria europea non è soltanto difendere i volumi attuali, è riuscire a trasformarsi senza distruggere la propria capacità produttiva. Le aziende stanno cercando di ridurre i costi e aumentare la produttività, ANSA segnala, per esempio, che BMW punta a ridurre 8.000 posti di lavoro anche attraverso l'introduzione dell'intelligenza artificiale, mentre Volkswagen ha annunciato un piano di riduzione dei costi che comprende una forte contrazione dell'occupazione. Questi sono fatti, Il resto è ancora una partita aperta: quali produzioni rimarranno in Europa, quali verranno trasferite, quali nuovi modelli verranno assegnati agli stabilimenti e quanto rapidamente la manifattura europea riuscirà a recuperare competitività.

𝗜𝗟 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗦𝗦𝗜𝗡𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗣𝗨O’ 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗥𝗘

A Cassino questa discussione è già entrata nella fase decisiva.
Il 20 ottobre è previsto a Torino l'incontro tra la Regione Lazio e i vertici Stellantis, la Regione ha annunciato di voler conoscere investimenti, modelli e volumi destinati allo stabilimento e all'intera filiera automotive regionale. Nel frattempo, il 5 ottobre è stato annunciato un nuovo fermo produttivo a Cassino dal 6 al 9 ottobre per lastratura, verniciatura e montaggio, presse e plastica continueranno invece a lavorare. Sono elementi diversi, che non devono essere confusi tra loro, ma messi in fila mostrano perché il futuro dello stabilimento non possa essere affrontato soltanto attraverso la gestione dei singoli fermi produttivi, serve una prospettiva.

𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜, 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗙𝗜𝗗𝗔 𝗜𝗡𝗗𝗨𝗦𝗧𝗥𝗜𝗔𝗟𝗘

Il grande freddo della Borsa europea non è automaticamente una sentenza sul futuro dell'automobile europea, rappresenta però un campanello d'allarme molto serio. L'Europa deve decidere se vuole continuare ad avere una grande industria automobilistica, con tutto ciò che essa significa in termini di occupazione, ricerca, competenze e filiere produttive, e l'Italia deve decidere quale ruolo vuole avere dentro questa trasformazione. Per il Cassinate la domanda è ancora più concreta:
Non si tratta di scegliere tra Stellantis e diversificazione,
si tratta di capire come rafforzare Stellantis, garantire nuovi volumi e nuovi prodotti a Cassino e, contemporaneamente, costruire intorno allo stabilimento un sistema industriale più forte, articolato e meno vulnerabile, perché una grande fabbrica può essere il cuore di un territorio industriale,ma non può essere l'unico battito,ed è proprio qui che la discussione sul futuro di Cassino diventa una discussione sul futuro dell'intero Cassinate.

Fonti
Fonti principali Il Fatto Quotidiano, ANSA, ANFIA, FIM-CISL, RaiNews, Regione Lazio/Leggo Cassino.
Editoriale di

Ludovico Zonfrilli

Direttore Responsabile
FREE WORDS