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GIÙ LE MANI DA CASSINO: STELLANTIS, BASTA TRASFORMARE OGNI FERMATA IN UN ALLARME

Free Words — 8 settembre 2026

«Cassino ha bisogno di verità industriale, non di titoli catastrofisti e passerelle. Il contratto di solidarietà è già in vigore da diversi anni, e il sindacato non può limitarsi a commentare la fermata del giorno. La vera partita è il nuovo piano Stellantis e il ruolo che Antonio Filosa assegnerà allo stabilimento».

Cassino non si difende con l'allarmismo.....
Al di fuori dei cancelli dello stabilimento Stellantis di Piediomonte San Germano, ormai sembra essersi instaurato un copione:
Arriva una fermata produttiva e immediatamente partono titoli, comunicati, dichiarazioni e allarmi sul futuro dello stabilimento. Ogni fermata diventa una notizia, ogni giornata senza produzione viene trasformata in una nuova emergenza, ma una cosa è raccontare le difficoltà reali dello stabilimento, un'altra è trasformare ogni fermata in una sentenza sul suo futuro.
Cassino ha problemi industriali seri e nessuno può permettersi di nasconderli,
proprio per questo servono analisi, numeri e fatti, non allarmismi.

IL PROBLEMA NON È NASCONDERE LE FERMATE, È CAPIRLE

Non vogliamo sostenere che le fermate non siano un problema, se uno stabilimento produce poco, se i volumi sono insufficienti e se il lavoro disponibile non è adeguato alla capacità produttiva, il problema esiste. I dati disponibili sul primo semestre 2026 mostrano del resto una situazione molto diversa tra gli stabilimenti italiani di Stellantis: Mentre la produzione complessiva italiana è cresciuta del 13,7%, Cassino ha registrato una forte contrazione, questo è un dato e va detto. Ma proprio perché vogliamo partire dai dati, dobbiamo evitare un salto logico:
Una contrazione produttiva non equivale automaticamente alla chiusura o all'abbandono dello stabilimento. Per capire il futuro servono gli investimenti, i volumi assegnati e le decisioni industriali.

TAVARES: UN MODELLO INDUSTRIALE CHE PUNTAVA FORTE SULL'ELETTRIFICAZIONE

Per comprendere ciò che sta accadendo oggi bisogna tornare al punto di partenza. Nel marzo 2022 Carlos Tavares presentò Dare Forward 2030, il piano strategico che avrebbe dovuto guidare Stellantis per il decennio. L'obiettivo era estremamente ambizioso, arrivare entro il 2030 al 100% delle vendite di autovetture BEV in Europa, con oltre 75 modelli elettrici e cinque milioni di BEV venduti ogni anno a livello globale. La strategia era coerente con la trasformazione europea e con la direzione impressa dal Green Deal, ma il mercato non ha seguito alla stessa velocità con cui hanno viaggiato le regole europee, e questo è uno degli elementi che hanno contribuito a mettere sotto pressione l'intero settore.

IL GREEN DEAL HA CAMBIATO L'AUTO EUROPEA

Qui bisogna evitare semplificazioni.
Il Green Deal europeo non è “la causa della crisi dell'automotive”, sarebbe una lettura troppo semplicistica, ma ha certamente modificato profondamente regole, investimenti, tecnologie e strategie industriali. L'Unione europea ha progressivamente irrigidito gli standard sulle emissioni delle nuove automobili, il regolamento originario prevedeva per il 2035 un obiettivo di riduzione del 100% delle emissioni allo scarico delle nuove auto e dei nuovi furgoni. Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha però proposto una revisione del quadro: Dal 2035 un obiettivo del 90% di riduzione delle emissioni allo scarico, lasciando un ulteriore 10% da compensare attraverso determinate tecnologie e materiali a basse emissioni, la proposta è ancora parte del processo europeo. Nel frattempo l'industria ha dovuto investire enormi risorse nell'elettrificazione mentre la domanda europea di auto elettriche cresceva, ma non secondo un percorso uniforme. A maggio 2026 le BEV rappresentavano il 20% delle nuove immatricolazioni UE dall'inizio dell'anno, mentre le ibride raggiungevano il 37,8%, il messaggio è evidente:
La transizione è reale, ma il mercato europeo non sta procedendo secondo una traiettoria esclusivamente elettrica.

NEL FRATTEMPO L'AUTO EUROPEA HA UN PROBLEMA DI COMPETITIVITÀ

Ed è qui che il quadro diventa ancora più complesso.
L'industria automobilistica europea deve contemporaneamente affrontare:
La transizione energetica;
La concorrenza dei costruttori cinesi;
I costi dell'energia;
La necessità di investire in batterie, software e nuove tecnologie;
La trasformazione della catena di fornitura;
La domanda ancora incerta;
La pressione sui prezzi;
Una competizione internazionale nella quale Europa, Stati Uniti e Cina stanno giocando partite industriali differenti.
Secondo ACEA, la quota europea della produzione automobilistica mondiale è scesa sotto il 15%, mentre la Cina produce oggi oltre il 60% dei veicoli mondiali, le auto prodotte in Cina rappresentano inoltre circa il 7% delle vendite nell'UE. C'è un altro elemento che riguarda direttamente la competitività: Secondo un rapporto pubblicato il 4 settembre, i prezzi dell'elettricità industriale nell'UE rimangono quasi il doppio di quelli cinesi e circa 2,5 volte quelli statunitensi.

TAVARES È USCITO, FILOSA HA CAMBIATO APPROCCIO

Il passaggio da Tavares a Filosa non può quindi essere raccontato come una semplice sostituzione al vertice.
Nel dicembre 2024 Stellantis accettò le dimissioni di Tavares, dopo settimane nelle quali erano emerse divergenze sulla direzione del gruppo. Nel maggio 2026 Filosa ha presentato FaSTLAne 2030, il nuovo piano strategico quinquennale da oltre 60 miliardi di euro, ed è qui che emerge una differenza sostanziale:
Il nuovo piano mantiene l'obiettivo della competitività e della transizione, contemporaneamente punta su più tecnologie e alimentazioni, partnership industriali, ottimizzazione dell'impronta produttiva, maggiore autonomia delle regioni e una gestione più rigorosa del capitale.
Stellantis prevede oltre 60 nuovi lanci entro il 2030 e 50 importanti aggiornamenti, distribuiti tra BEV, plug-in hybrid, range extender, ibride e motori termici/mild hybrid. Questa è una differenza fondamentale rispetto alla rigidità percepita della gestione precedente:
Non significa che l'elettrificazione sia stata abbandonata, Stellantis oggi sta costruendo una strategia multi-energia, maggiormente legata alla domanda reale.

IL NUOVO PIANO ESISTE, ORA BISOGNA VEDERE COSA SIGNIFICA PER CASSINO

E qui arriviamo al punto.
Non è corretto dire che Cassino stia semplicemente “aspettando il piano Filosa”, il piano c'è, la vera domanda è un'altra:
COME VERRÀ TRADOTTO FASTLANE 2030 NEL FUTURO INDUSTRIALE DI CASSINO?
Questo è il tema che dovrebbe interessare lavoratori, sindacato, istituzioni e territorio. Stellantis aveva già previsto per Cassino una forte presenza della piattaforma STLA Large e nuovi modelli, salvo poi cambiare obiettivi con l'ascesa di Fiolosa. Oggi dobbiamo guardare avanti, FaSTLAne 2030 e' stato annunciato, manca ancora Cassino, stabilimento per il quale Filosa non ha sciolto ancora il riserbo, dichiarando che lo stabilimento ciociaro avrà risposte entro la fine dell'anno, ma le sensazioni portano a pensare che a breve ci siano novità.

CASSINO NON PUÒ VIVERE DI UNA SOLA FERMATA

Se vogliamo davvero difendere Cassino, dobbiamo smettere di discutere soltanto della prossima giornata di fermata, la domanda deve diventare: Quale ruolo avrà Cassino nella strategia industriale di Stellantis nei prossimi anni?
Quali modelli?
Quali volumi?
Quali motorizzazioni?
Quali investimenti?
Quali tecnologie?
Quali competenze?
Quale occupazione?
Quale futuro per l'indotto?
Questa è la vera discussione industriale.

ANCHE MASERATI PUÒ ESSERE UNA PARTE DELLA RISPOSTA

Il futuro di Maserati merita particolare attenzione.
Nel piano FaSTLAne 2030 Stellantis ha dichiarato di voler rafforzare il futuro del marchio e ha annunciato due nuovi modelli del segmento E, con una roadmap dettagliata prevista a Modena nel dicembre 2026. Nei giorni scorsi Reuters ha inoltre riferito di trattative tra Stellantis, Huawei e JAC per una possibile partnership industriale su Maserati. Reuters sottolinea che si tratta di negoziati, non di un accordo concluso, ma segnala che una possibile collaborazione potrebbe avere ricadute positive sui livelli produttivi di Cassino e Modena.
Questo per Cassino e' uno scenario da seguire, e Free Words lo seguirà distinguendo sempre fatti, dichiarazioni e ipotesi.

IL SINDACATO NON PUÒ LIMITARSI A COMMENTARE LA FERMATA DEL GIORNO

Qui sta una delle nostre posizioni più importanti, il sindacato deve rappresentare i lavoratori, deve denunciare le criticità , deve chiedere garanzie, deve contrattare occupazione e condizioni di lavoro, non può limitarsi a commentare la fermata del giorno. Deve entrare nel merito del progetto industriale, deve chiedere a Stellantis:
Quali modelli?
Quali volumi?
Quali investimenti?
Quale occupazione?
Quale formazione?
Quale futuro per l'indotto?
Questa è contrattazione industriale, il resto rischia di diventare soltanto comunicazione e vetrina politica.

NON SIAMO QUI PER DIFENDERE STELLANTIS A PRESCINDERE

Free Words non deve diventare una pagina aziendale di Stellantis.
Se Stellantis sbaglia, lo diremo, se gli investimenti saranno insufficienti, lo diremo, se il nuovo piano non garantirà a Cassino un futuro adeguato lo denunceremo, se arriveranno nuovi modelli, investimenti e lavoro, lo riconosceremo.
Non siamo tifosi di Stellantis, siamo dalla parte dell'industria, del lavoro e dei lavoratori.

GIÙ LE MANI DA CASSINO

Giù le mani da Cassino significa anche questo:
Giù le mani da chi vuole trasformare ogni fermata in una sentenza
Giù le mani da chi utilizza la preoccupazione dei lavoratori per costruire consenso
Giù le mani da chi trasforma una questione industriale complessa in uno slogan
Ma anche giù le mani da chi pensa che difendere Cassino significhi semplicemente negare i problemi.
I problemi ci sono, e vanno affrontati,
ma bisogna farlo guardando alla realtà dell'industria automobilistica europea, alle trasformazioni generate dalla transizione energetica, alla concorrenza internazionale e alle scelte che Stellantis sta facendo con FaSTLAne 2030.

NON CI INTERESSA LA VETRINA, CI INTERESSANO I FATTI

Il contratto di solidarietà è in vigore a Cassino da diversi anni, una fermata produttiva quindi non è automaticamente una nuova crisi, e' sempre la stessa. La crisi dei volumi di Cassino è reale e i dati lo dimostrano,ma il futuro dello stabilimento non può essere scritto attraverso il titolo del giorno. Il nuovo piano Stellantis esiste, ora bisogna capire come verrà applicato a Cassino, e' lì che dovrà concentrarsi il confronto, e' lì che il sindacato dovrà alzare il livello della contrattazione, e' lì che le istituzioni dovranno pretendere risposte, e' lì che noi continueremo a guardare, perché Cassino non ha bisogno di essere compatita, ha bisogno di un progetto industriale, e quel progetto dovrà essere misurato con fatti concreti:
Modelli, volumi, investimenti, tecnologia, occupazione e futuro dell'indotto,
non con le passerelle, con gli allarmismi, e con la propaganda.
GIÙ LE MANI DA CASSINO......

Editoriale di

Ludovico Zonfrilli

Direttore Responsabile
FREE WORDS