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EX ILVA, IL DECRETO DEL GOVERNO NON FERMA LA PROTESTA: I LAVORATORI CHIEDONO UN FUTURO INDUSTRIALE, NON SOLTANTO AMMORTIZZATORI SOCIALI

Free Words — 15 ottobre 2026

«Dalla crisi di Taranto agli stabilimenti del Nord, la vertenza ex Ilva mette al centro il futuro della siderurgia italiana. Il Governo approva nuove misure, ma Fim, Fiom e Uilm giudicano insufficienti le risposte e proclamano altre 48 ore di sciopero».

Il 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge per affrontare la crisi dell'ex Ilva, il provvedimento interviene sul sostegno ai lavoratori, sulla funzionalità degli impianti e sulle prospettive di reindustrializzazione dei territori coinvolti. Nella stessa giornata, però, la mobilitazione sindacale è proseguita, Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato ulteriori 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo, denunciando l'insufficienza delle risposte ricevute dal Governo. Il nodo della vertenza rimane sostanziale, ossia garantire un reddito ai lavoratori durante la crisi è indispensabile, ma non equivale a garantire la continuità produttiva e il mantenimento dell'occupazione nel lungo periodo. È questa la questione che le istituzioni devono affrontare:
Quale futuro industriale si vuole costruire per l'ex Ilva e per migliaia di lavoratori diretti e dell'indotto?

LE MISURE DEL GOVERNO: SOSTEGNO AL REDDITO E INCENTIVI ALL'OCCUPAZIONE

Il decreto introduce una serie di interventi che, secondo quanto comunicato dopo il Consiglio dei ministri, hanno una portata complessiva di circa 187 milioni di euro. Tra le principali misure figurano:
• SOSTEGNO AI LAVORATORI DELL'INDOTTO: è prevista un'integrazione al reddito per i dipendenti delle imprese interessate dalla sospensione o dalla riduzione dell'attività, con riferimento al periodo dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027.
• TUTELE PER I DIPENDENTI DEL GRUPPO: vengono rafforzate le risorse destinate agli ammortizzatori sociali, anche per favorire percorsi di formazione professionale.
• INCENTIVI ALLE ASSUNZIONI: sono previsti benefici per i datori di lavoro privati che assumano a tempo indeterminato lavoratori provenienti da Acciaierie d'Italia e ILVA in amministrazione straordinaria, nel periodo stabilito dal provvedimento e nel rispetto delle condizioni previste.
• MANTENIMENTO DEGLI IMPIANTI: il decreto autorizza il mantenimento in condizioni di preriscaldo degli impianti dell'area a caldo, per preservarne la funzionalità in attesa degli sviluppi giudiziari.
• RISORSE PER LA CONTINUITÀ AZIENDALE: è previsto il trasferimento dell'ultima quota del finanziamento di 40,5 milioni di euro destinato ad Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria.
Si tratta di interventi rilevanti sul piano della gestione dell'emergenza. La loro efficacia, tuttavia, dovrà essere valutata alla luce dei risultati effettivi sul fronte occupazionale e produttivo.

MANTENERE GLI IMPIANTI NON SIGNIFICA RIPRENDERE LA PRODUZIONE

Uno degli aspetti più delicati riguarda il mantenimento degli impianti dell'area a caldo in condizioni di preriscaldo, senza produzione. La misura punta a evitare che gli impianti perdano irrimediabilmente la propria funzionalità prima della pronuncia della Corte di Cassazione, attesa per il 20 ottobre in relazione ai ricorsi sulla prosecuzione dell'attività produttiva. Occorre, però, distinguere con chiarezza due obiettivi, preservare la possibilità tecnica di riavviare gli impianti e disporre di un piano industriale capace di assicurare una produzione sostenibile nel tempo, tuttavia il primo non garantisce automaticamente il secondo. Per i lavoratori e per il territorio, la differenza è decisiva, senza un percorso credibile di ripartenza, investimenti definiti e prospettive occupazionali verificabili, il mantenimento degli impianti rischia di rappresentare soltanto una misura temporanea.

LA PROTESTA SINDACALE: IL LAVORO NON PUÒ ESSERE SOSTITUITO DALLA CASSA INTEGRAZIONE

La proclamazione di ulteriori 48 ore di sciopero esprime il giudizio delle organizzazioni sindacali sull'insufficienza delle risposte ricevute. La richiesta non riguarda esclusivamente la protezione del reddito durante la fase più difficile della crisi, riguarda la possibilità concreta di tornare a lavorare, la continuità delle attività produttive e la salvaguardia dell'intera filiera siderurgica. La vertenza coinvolge Taranto, ma anche gli stabilimenti del Nord, dove la disponibilità di semilavorati e la continuità delle linee di lavorazione rappresentano questioni decisive. Il rischio è che una crisi inizialmente concentrata sugli impianti di produzione dell'acciaio finisca per estendersi alle attività di trasformazione, alla logistica e alle imprese fornitrici. Per questo motivo, la valutazione delle misure pubbliche non può fermarsi al numero delle risorse stanziate. Occorre verificare se gli interventi siano sufficienti a conservare le competenze professionali, sostenere l'indotto e creare condizioni concrete per la ripresa.

LA TRANSIZIONE INDUSTRIALE DEVE TUTELARE ANCHE L'OCCUPAZIONE

La trasformazione della siderurgia verso processi produttivi meno emissivi costituisce una sfida industriale, tecnologica e ambientale, ma la transizione non può essere considerata riuscita se il suo costo ricade prevalentemente sui lavoratori, attraverso la perdita del posto di lavoro, l'incertezza sul reddito o l'indebolimento dei territori industriali. Decarbonizzazione, innovazione tecnologica e tutela occupazionale devono procedere insieme, servono investimenti, infrastrutture adeguate, una strategia energetica coerente e un programma industriale che definisca tempi, responsabilità e obiettivi. Il sostegno pubblico può contribuire a governare questa trasformazione, ma deve essere accompagnato da impegni verificabili sulla produzione e sull'occupazione.

UNA QUESTIONE NAZIONALE: QUALE POLITICA INDUSTRIALE PER L'ITALIA?

La crisi dell'ex Ilva non riguarda soltanto una singola azienda. Interroga la capacità del Paese di conservare una base manifatturiera strategica, tutelare le competenze industriali e governare le trasformazioni produttive senza abbandonare interi territori. Il confronto con altre crisi industriali, compresa quella dell'automotive, è utile proprio su questo terreno: le vertenze sono diverse, ma pongono una domanda comune sul rapporto tra investimenti, competitività, responsabilità pubbliche e garanzie per i lavoratori. Per il Cassinate e per i territori che dipendono da grandi filiere industriali, la vicenda rappresenta un'occasione per riflettere sull'importanza di politiche industriali capaci di prevenire le crisi, accompagnare l'innovazione e sostenere la diversificazione produttiva. Non si tratta di sovrapporre situazioni differenti, ma di riconoscere un principio: la tenuta di un sistema industriale non si misura soltanto con gli aiuti erogati durante un'emergenza. Si misura anche con la capacità di produrre, investire, innovare e offrire prospettive occupazionali stabili.

IL PUNTO DECISIVO: DALLE MISURE EMERGENZIALI A UN PIANO INDUSTRIALE CREDIBILE

Il decreto approvato dal Governo introduce strumenti di sostegno e punta a preservare la funzionalità degli impianti. La mobilitazione sindacale dimostra, tuttavia, che il confronto sul futuro dell'ex Ilva rimane aperto. I prossimi passaggi dovranno chiarire se alle misure emergenziali seguiranno decisioni capaci di garantire continuità produttiva, tutela dell'indotto e prospettive occupazionali. La questione centrale non è scegliere tra protezione del reddito e rilancio industriale: entrambe sono necessarie. È costruire un percorso nel quale gli ammortizzatori sociali accompagnino una trasformazione concreta, anziché diventare la risposta permanente alla mancanza di lavoro.
La siderurgia italiana ha bisogno di una prospettiva industriale, i lavoratori hanno bisogno di certezze sul proprio futuro. Le istituzioni sono chiamate a dimostrare che le due esigenze possono e devono procedere insieme.

Fonti
Fonti principali • ANSA — Decreto del Governo e sciopero ex Ilva, 13 ottobre 2026 • ANSA — Le ulteriori 48 ore di sciopero • UILM — Comunicato sindacale del 13 ottobre 2026
Editoriale di

Ludovico Zonfrilli

Direttore Responsabile
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